Ecologisti Democratici della Campania

Fabrizio Vigni: “Mettiamo l’ambiente nel cuore del PD”

21 Luglio 2009 · Lascia un Commento

Il congresso del partito democratico è di fatto ormai cominciato. Cosa si aspettano gli ecologisti da questo appuntamento?

Mi aspetto, anzitutto, che serva a ridare al progetto del PD lo slancio e l’entusiasmo che ne segnarono la nascita. Sono stati fatti errori, certo, e ci sono un bel po’ di cose da correggere. Ma il progetto del PD era giusto. Non si deve tornare indietro. Il PD è nato dalla intuizione che il mondo stava entrando dentro un passaggio d’epoca, che era necessario un nuovo riformismo. Obama lo ha capito, ed ha vinto. La sinistra europea ancora no, e perde. Il passaggio d’epoca è diventato ancora più evidente con l’esplodere della crisi economica globale, che si intreccia con quella ambientale. E’ la crisi di un modello di capitalismo, segna la fine dell’era neoliberista. Può rivelarsi una opportunità per costruire una nuova economia, regolata e orientata verso la sostenibilità. Ma abbiamo bisogno, in Italia e in Europa, di un nuovo pensiero politico, di una casa comune dei democratici, dei socialisti, degli ecologisti. Il PD lo abbiamo pensato e fatto esattamente per questo. Da qui bisogna ripartire.

Oggi nel mondo vi è ancora più attenzione all’ambiente ed alla green economy, rispetto a quando nacque il PD. Non pensi che questo tema dovrebbe essere una delle questioni centrali nel congresso?

Assolutamente si. Due anni fa, nel discorso del Lingotto – disegnando il profilo del nuovo partito – Veltroni indicò l’ambiente come prima grande priorità per il PD. Oggi ci sono dieci, cento ragioni in più, se possibile, per mettere la sfida ambientale al centro del nostro progetto. La scommessa della green economy sta diventando per molti governi, non solo per Obama, la chiave per contrastare la recessione ed uscire dalla crisi. L’economia ha cominciato a cambiare rotta. Gli investimenti sulle energie rinnovabili e sulle tecnologie pulite crescono ogni giorno. La crisi produce cambiamenti negli stili di vita e nei consumi, verso una maggiore sobrietà. E, aggiungo, il voto in molti paesi europei, dalla Francia alla Germania, indica una crescente sensibilità ambientale che cerca rappresentanza politica. Il PD saprà essere all’altezza di questa sfida? Il congresso sarà un banco di prova.

Il direttivo nazionale dell’associazione ha deciso che l’associazione in quanto tale non si schiererà con questo o quel candidato. Ci vuoi spiegare meglio?

E’ la proposta che ho portato in discussione, e che è stata condivisa da tutti. Noi non ci siamo mai concepiti come una corrente, nel senso più tradizionale e deteriore. Personalmente, penso che il correntismo rigido ed esasperato possa uccidere anche il più robusto dei partiti. Ingessa le opinioni in cordate di potere, spenge la passione per la politica. Noi ecologisti diamo voce ad una cultura politica, forse la più vitale e innovativa. Vogliamo pesare anche politicamente, non ci accontentiamo delle pacche sulle spalle. Ma non vogliamo rinchiudere l’ambientalismo in una delle tante canne d’organo di un partito rigidamente strutturato in correnti. Siamo e rimarremo l’associazione di tutti gli ecologisti democratici – iscritti e non iscritti al PD – al di là delle scelte che ciascuno farà liberamente nel congresso.

Ma questo non rischia di tradursi in indifferenza verso il congresso?

Neppure per sogno. Incalzeremo tutti i candidati – sia quelli nazionali che per le segreterie regionali – perché mettano al centro delle loro piattaforme l’ambiente e la rivoluzione economica verde. Misureremo la coerenza di ciascuno. Nessuno se la potrà cavare, stavolta, solo mettendo qualche parolina sull’ambiente nella propria mozione. Presenteremo le proposte dell’associazione – la nostra visione dell’Italia, i nostri si ed i nostri no sull’energia, sul governo del territorio, sulla mobilità, sulla green economy– nelle convenzioni provinciali, regionali, nazionale. E chiederemo che tra le modifiche allo Statuto vi sia anche il riconoscimento della nostra associazione come una delle esperienze più vitali e più utili per il PD. E’ il modo giusto per far pesare le nostre idee ed al tempo stesso per salvaguardare il profilo autonomo ed unitario dell’associazione.

Per alcune settimane i giornali hanno scritto anche di una possibile candidatura di un ambientalista alla segreteria nazionale, quella di Ermete Realacci.

Sì, e penso che sarebbe stata un’ottima candidatura. C’è stata una spinta molto forte in questa direzione. Resto convinto che una candidatura ambientalista avrebbe potuto avere buone opportunità in questo congresso. Ma c’era anche il rischio di rinchiudere la cultura ecologista in una nicchia, ed è un rischio che non possiamo correre, perché è il PD nel suo insieme che deve divenire un grande, moderno partito ecologista.

Tu, insieme a Realacci ed a gran parte del gruppo dirigente nazionale dell’associazione, sosterrai Franceschini. Perché?

Perché è il candidato che onestamente a me sembra più vicino alla cultura ecologista, più in sintonia con i temi che ci stanno a cuore. Ho il massimo rispetto per tutti i candidati, davvero. Stimo molto Bersani, ho avuto la possibilità di lavorarci insieme, di apprezzare la sua competenza e, vorrei aggiungere, il suo tratto di umanità. Conosco meno Marino, condivido il suo impegno sui temi della laicità. Franceschini però, tra tutti i candidati, è quello che secondo me può interpretare meglio il profilo innovativo del PD, anche dal punto di vista dell’ambientalismo. Il suo discorso di candidatura ha avuto una forte impronta ecologista, mettendo in primo piano la sfida della green economy e della qualità ambientale. E devo dire che lo aveva già fatto in precedenti occasioni, sia nel discorso di Amalfi sia nelle posizioni nette che da segretario ha assunto sulle politiche per il clima, sul piano casa, sul no al nucleare, sulle energie rinnovabili.

Un’ultima domanda: non c’è il rischio che questo passaggio congressuale produca lacerazioni anche dentro l’associazione?

Mi sento sereno, da questo punto di vista. La riunione del direttivo nazionale è stata esemplare. Una discussione aperta, tranquilla, corretta – dove ognuno ha detto la sua, i più annunciando il sostegno a Franceschini, altri per Bersani, qualcuno per Marino – con il massimo rispetto per le scelte di ciascuno. Una riunione che si è conclusa con un applauso collettivo. Esagero? Forse sì: però magari si discutesse sempre così, nel PD. Io per primo mi impegnerò per salvaguardare questo carattere unitario ed originale della nostra associazione. E’ il nostro modo di concepire la politica, è il modo in cui vorremmo che fosse il PD: un partito di persone libere, che pensano con la propria testa, che si confrontano lealmente perché comunque condividono un progetto comune. E se alla fine del congresso le ragioni dell’ambientalismo avranno fatto un passo in avanti, chiunque sarà stato eletto segretario, potremo dire di aver vinto tutti.

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Congresso PD, Realacci: “Presenteremo liste ambientaliste per Franceschini”

21 Luglio 2009 · Lascia un Commento

 “Abbiamo deciso di sostenere Franceschini che ha posto sul terreno giusto il confronto per la guida del PD. Un confronto che per essere utile a tutti deve avere come bussola la nostra idea di Italia in cui la sfida dell’ambiente, della qualità, dell’economia verde è al centro delle sue politiche, anche come chiave per affrontare la crisi. Per rafforzare questa scelta presenteremo liste ambientaliste chiamando a raccolta tutti coloro che nei territori, nel mondo produttivo, nella società, nel partito credono che anche nell’ambiente e nella green economy sia il futuro del Pd”, lo afferma Ermete Realacci, leader dell’area ambientalista che sostiene Dario Franceschini.

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Chi tiene all’ambiente tiene al PD

9 Luglio 2009 · Lascia un Commento

ISCRIVITIOra che le candidature alla segreteria del Pd sono ormai note, l’impegno degli ecologisti, di tutti gli ecologisti a prescindere dalle loro opzioni personali, deve essere finalizzato ad affermare il tema della “green economy” quale principale terreno di confronto congressuale per consentire al Partito Democratico di assumere definitivamente il profilo di un grande partito progressista, casa comune delle culture riformiste ed ecologiste unitamente alle scelte programmatiche conseguenti. Il protagonismo attivo degli ecologisti risulta dunque assai importante. La nostra voce sarà più forte se in tanti ci presenteremo all’appuntamento congressuale non da spettatori esterni, seppur interessati, ma da iscritti al Pd. Lo si potrà fare entro il 21 luglio rivolgendosi al circolo territoriale di competenza.

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Il PD che vogliamo

26 Giugno 2009 · Lascia un Commento

E’ stato pubblicato sull’Unità e su Europa l’appello “Il PD che vogliamo. Green economy, diritti, territorio per riconquistare l’Italia” che ha l’obiettivo di porre fin da ora al centro del dibattito congressuale del PD i temi ambientali e la necessità di rilanciare, con un forte profilo ecologista, il progetto del Partito Democratico. Chi intende aderire è pregato di farlo inviando una mail di conferma a ilpdchevogliamo@gmail.com e di girare il manifesto a tutti i vostri contatti. Abbiamo anche aperto un sito/blog www.ilpdchevogliamo.ilcannocchiale.it

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Realacci: incentivi per chi ristruttura con criteri antisismici

15 Maggio 2009 · Lascia un Commento

“Serve un vero rilancio del settore dell’edilizia nel segno della qualità, della sicurezza, dell’efficienza energetica. In occasione degli stati generali delle costruzioni avanziamo la proposta di una misura concreta attivabile da subito: quella di estendere beneficio fiscale del 55%, non solo a chi ristruttura la proprio abitazione nel segno dell’efficienza energetica, ma anche a chi vuole intervenire con requisiti antisismici. Gran parte del patrimonio edilizio italiano è di qualità scadente. Se si avviasse immediatamente un piano straordinario di consolidamento e miglioramento sismico degli edifici pubblici e privati, non solo si potrebbe mettere in sicurezza gran parte della popolazione, ma si potrebbe rilanciare un’economia legata all’edilizia di qualità, in grado di produrre anche un rilevante effetto sul terreno occupazionale”, lo afferma Ermete Realacci, responsabile Ambiente del Partito Democratico. 

“I paletti entro cui avviare un rilancio del settore dell’edilizia devono essere chiari”, aggiunge Realacci. “Siamo d’accordo a rottamare il brutto, demolendo e ricostruendo nel segno della qualità, anche prevedendo un premio di cubatura a fronte di standard di efficienza energetica e di bioedilizia. Va bene rendere più snelle le procedure burocratiche, considerando che è un problema che si pone anche quando si parla di fonti rinnovabili e aggiungiamo che serve anche avviare un vero piano e con soldi veri per l’edilizia popolare, pubblica o convenzionata, per venire incontro alle esigenze abitative delle fasce più deboli della popolazione”.

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I fatti dicono no al nucleare

15 Maggio 2009 · Lascia un Commento

Il 13 maggio il Senato ha completato l’approvazione a maggioranza, col voto contrario del Pd, del complesso di norme che consentirebbero il ritorno al nucleare in Italia. Da quando è nato il governo Berlusconi, questo obiettivo è indicato da molti esponenti del centrodestra, in particolare dal ministro Scajola, come la panacea per i problemi energetici dell’Italia. Forse nel mondo solo il presidente iraniano Ahmadinejad e l’ex-presidente dell’Enel Chicco Testa sono più fissati di Scajola con il nucleare. 
Diciamo subito che parlare concretamente di nucleare per il Pd e per noi ecologisti democratici non è una bestemmia. Del resto dal referendum del 1987 moltissimo è cambiato anche rispetto al rapporto tradizionalmente non facile tra ambiente ed energia: allora il nucleare era visto come la minaccia più grande per l’ambiente, oggi c’è una minaccia, meglio un processo già in atto, ben più temibile e globale come sono i cambiamenti climatici. Oggi ridurre le emissioni che alimentano i cambiamenti del clima, dunque ridurre i consumi di petrolio e di fossili, è una priorità e un’urgenza assoluta: per l’Italia il nucleare non serve affatto a questo scopo, ma per esempio è importante che per preparare un futuro senza petrolio, nel mondo e anche in Italia venga intensificata la ricerca per arrivare alla fusione nucleare o a una fissione davvero sicura. 
Il punto è che la destra italiana agita la bandiera nucleare a modo suo, cioè per mero spirito di propaganda. Tace del tutto sui problemi irrisolti del nucleare – le scorie, i costi esorbitanti, i rischi di proliferazione -; propone procedure di tipo quasi militare per scegliere i siti e gestirli negando ai cittadini l’accesso alle informazioni che riguardano i nuovi impianti; ignora i veri nodi da sciogliere per dare all’Italia una politica energetica rinnovata ed efficace: come incentivare l’efficienza energetica, come colmare il gap rispetto ai grandi Paesi europei sulle nuove rinnovabili, come spingere la ricerca sulle nuove tecnologie energetiche dal sequestro di CO2 all’idrogeno. 
Negli ultimi mesi questa mancanza di serietà e questa povertà di idee sono divenute ancora più lampanti. Perché dall’agosto 2008 sono successe nel mondo cose importanti. Da gennaio gli Stati Uniti hanno un nuovo presidente che parla pochissimo di nucleare e invece ha messo al centro dei suoi obiettivi di governo il decollo delle nuove energie e un programma straordinario per il risparmio energetico nell’edilizia e nei trasporti, di cui è parte integrante la stessa scelta di puntare sulla Fiat come partner di Chrysler. E poi da alcuni mesi è arrivata una terribile crisi economica, e tutti i Paesi più grandi ed importanti alla crisi hanno risposto puntando sulla “green revolution” dell’efficienza energetica e delle fonti pulite. Secondo uno studio recente di Hsbc, uno dei maggiori gruppi bancari del mondo, nell’Unione europea oltre metà delle risorse pubbliche anti-crisi sono finalizzate all’innovazione energetico-ambientale, mentre in Cina la percentuale è del 37% e negli Stati Uniti è di quasi il 15%. Bene, anzi male, perché in Italia solo l’1% dei fondi pubblici anti-crisi è stato impegnato in questa direzione. 
A riprova di questo ostinato immobilismo, ecco un elenco parziale dei passi indietro e dei passi falsi accumulati dal governo Berluscoini e dalla sua maggioranza in tema di energia: il tentativo di cancellare gli incentivi del 55% alle ristrutturazioni degli edifici a fini di risparmio energetico, poi fortunatamente rimangiato; il tentativo di boicottare l’accordo europeo sul clima, anch’esso fallito ma che certo non ha giovato all’immagine internazionale del nostro Paese; le norme che autorizzano la riconversione a carbone della centrale di Porto Tolle e l’ampliamento di tutti gli impianti a carbone in deroga alle leggi esistenti; la cancellazione della messa al bando decisa dal governo Prodi di elettrodomestici e lampadine a bassa efficienza, che sarebbe scattata dal prossimo gennaio; l’approvazione in Senato di una mozione in cui si dice che i cambiamenti climatici non esistono e che se ci fossero darebbero più benefici che danni. 
A fronte di tutto questo, resta come sola proposta in positivo il ritorno al nucleare. Si vuole discutere di nucleare? Bene, ma lo si faccia lasciando da parte la demagogia e badando ai fatti. 
I fatti dicono che costruire una centrale è molto costoso e che per questo le nuove centrali si fanno quasi soltanto in Paesi dove gli investimenti li paga lo Stato. Dicono che se l’Italia realizza 4 centrali per un totale di 6400 MW, come annunciato da Scajola, questo costerà al sistema Paese non meno di 20/25 miliardi e che il contributo di queste quattro centrali ai consumi di energia sarà inferiore al 5%. Dicono, soprattutto, che ripartire col nucleare non serve a ridurre la dipendenza dal petrolio (il petrolio non viene quasi più utilizzato per produrre elettricità), non serve a fronteggiare la crisi economica (i cantieri non apriranno prima di cinque anni) e non serve ad affrontare la crisi climatica (i nuovi impianti entrerebbero in funzione dopo il 2020, mentre secondo gli scienziati gli anni decisivi per fermare il “global warming” sono i prossimi dieci/quindici). 
La verità è che per affrontare le tre crisi globali nelle quali anche l’Italia è coinvolta – crisi economica, crisi climatica, crisi energetica – il nucleare per il nostro Paese è un’arma completamente spuntata. Però è un’arma costosissima, per fabbricare la quale dovremo inevitabilmente rinunciare alle cose più utili, più efficaci, più tempestive. Come ha detto recentemente Al Gore, “la buona notizia è che le iniziative di grande portata necessarie a porre rimedio alla crisi del clima sono esattamente le stesse che occorre intraprendere per risolvere la crisi economica e la crisi della sicurezza energetica”. La cattiva notizia, invece, è che il governo italiano non se n’è accorto. 

ROBERTO DELLA SETA 
FRANCESCO FERRANTE

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Ecodem sul Piano casa: “Provvedimento inutile e dannoso che toglie il potere decisionale alle Regioni”

25 Marzo 2009 · 1 Commento

“Il piano casa è un condono incostituzionale”

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