Il congresso del partito democratico è di fatto ormai cominciato. Cosa si aspettano gli ecologisti da questo appuntamento?
Mi aspetto, anzitutto, che serva a ridare al progetto del PD lo slancio e l’entusiasmo che ne segnarono la nascita. Sono stati fatti errori, certo, e ci sono un bel po’ di cose da correggere. Ma il progetto del PD era giusto. Non si deve tornare indietro. Il PD è nato dalla intuizione che il mondo stava entrando dentro un passaggio d’epoca, che era necessario un nuovo riformismo. Obama lo ha capito, ed ha vinto. La sinistra europea ancora no, e perde. Il passaggio d’epoca è diventato ancora più evidente con l’esplodere della crisi economica globale, che si intreccia con quella ambientale. E’ la crisi di un modello di capitalismo, segna la fine dell’era neoliberista. Può rivelarsi una opportunità per costruire una nuova economia, regolata e orientata verso la sostenibilità. Ma abbiamo bisogno, in Italia e in Europa, di un nuovo pensiero politico, di una casa comune dei democratici, dei socialisti, degli ecologisti. Il PD lo abbiamo pensato e fatto esattamente per questo. Da qui bisogna ripartire.
Oggi nel mondo vi è ancora più attenzione all’ambiente ed alla green economy, rispetto a quando nacque il PD. Non pensi che questo tema dovrebbe essere una delle questioni centrali nel congresso?
Assolutamente si. Due anni fa, nel discorso del Lingotto – disegnando il profilo del nuovo partito – Veltroni indicò l’ambiente come prima grande priorità per il PD. Oggi ci sono dieci, cento ragioni in più, se possibile, per mettere la sfida ambientale al centro del nostro progetto. La scommessa della green economy sta diventando per molti governi, non solo per Obama, la chiave per contrastare la recessione ed uscire dalla crisi. L’economia ha cominciato a cambiare rotta. Gli investimenti sulle energie rinnovabili e sulle tecnologie pulite crescono ogni giorno. La crisi produce cambiamenti negli stili di vita e nei consumi, verso una maggiore sobrietà. E, aggiungo, il voto in molti paesi europei, dalla Francia alla Germania, indica una crescente sensibilità ambientale che cerca rappresentanza politica. Il PD saprà essere all’altezza di questa sfida? Il congresso sarà un banco di prova.
Il direttivo nazionale dell’associazione ha deciso che l’associazione in quanto tale non si schiererà con questo o quel candidato. Ci vuoi spiegare meglio?
E’ la proposta che ho portato in discussione, e che è stata condivisa da tutti. Noi non ci siamo mai concepiti come una corrente, nel senso più tradizionale e deteriore. Personalmente, penso che il correntismo rigido ed esasperato possa uccidere anche il più robusto dei partiti. Ingessa le opinioni in cordate di potere, spenge la passione per la politica. Noi ecologisti diamo voce ad una cultura politica, forse la più vitale e innovativa. Vogliamo pesare anche politicamente, non ci accontentiamo delle pacche sulle spalle. Ma non vogliamo rinchiudere l’ambientalismo in una delle tante canne d’organo di un partito rigidamente strutturato in correnti. Siamo e rimarremo l’associazione di tutti gli ecologisti democratici – iscritti e non iscritti al PD – al di là delle scelte che ciascuno farà liberamente nel congresso.
Ma questo non rischia di tradursi in indifferenza verso il congresso?
Neppure per sogno. Incalzeremo tutti i candidati – sia quelli nazionali che per le segreterie regionali – perché mettano al centro delle loro piattaforme l’ambiente e la rivoluzione economica verde. Misureremo la coerenza di ciascuno. Nessuno se la potrà cavare, stavolta, solo mettendo qualche parolina sull’ambiente nella propria mozione. Presenteremo le proposte dell’associazione – la nostra visione dell’Italia, i nostri si ed i nostri no sull’energia, sul governo del territorio, sulla mobilità, sulla green economy– nelle convenzioni provinciali, regionali, nazionale. E chiederemo che tra le modifiche allo Statuto vi sia anche il riconoscimento della nostra associazione come una delle esperienze più vitali e più utili per il PD. E’ il modo giusto per far pesare le nostre idee ed al tempo stesso per salvaguardare il profilo autonomo ed unitario dell’associazione.
Per alcune settimane i giornali hanno scritto anche di una possibile candidatura di un ambientalista alla segreteria nazionale, quella di Ermete Realacci.
Sì, e penso che sarebbe stata un’ottima candidatura. C’è stata una spinta molto forte in questa direzione. Resto convinto che una candidatura ambientalista avrebbe potuto avere buone opportunità in questo congresso. Ma c’era anche il rischio di rinchiudere la cultura ecologista in una nicchia, ed è un rischio che non possiamo correre, perché è il PD nel suo insieme che deve divenire un grande, moderno partito ecologista.
Tu, insieme a Realacci ed a gran parte del gruppo dirigente nazionale dell’associazione, sosterrai Franceschini. Perché?
Perché è il candidato che onestamente a me sembra più vicino alla cultura ecologista, più in sintonia con i temi che ci stanno a cuore. Ho il massimo rispetto per tutti i candidati, davvero. Stimo molto Bersani, ho avuto la possibilità di lavorarci insieme, di apprezzare la sua competenza e, vorrei aggiungere, il suo tratto di umanità. Conosco meno Marino, condivido il suo impegno sui temi della laicità. Franceschini però, tra tutti i candidati, è quello che secondo me può interpretare meglio il profilo innovativo del PD, anche dal punto di vista dell’ambientalismo. Il suo discorso di candidatura ha avuto una forte impronta ecologista, mettendo in primo piano la sfida della green economy e della qualità ambientale. E devo dire che lo aveva già fatto in precedenti occasioni, sia nel discorso di Amalfi sia nelle posizioni nette che da segretario ha assunto sulle politiche per il clima, sul piano casa, sul no al nucleare, sulle energie rinnovabili.
Un’ultima domanda: non c’è il rischio che questo passaggio congressuale produca lacerazioni anche dentro l’associazione?
Mi sento sereno, da questo punto di vista. La riunione del direttivo nazionale è stata esemplare. Una discussione aperta, tranquilla, corretta – dove ognuno ha detto la sua, i più annunciando il sostegno a Franceschini, altri per Bersani, qualcuno per Marino – con il massimo rispetto per le scelte di ciascuno. Una riunione che si è conclusa con un applauso collettivo. Esagero? Forse sì: però magari si discutesse sempre così, nel PD. Io per primo mi impegnerò per salvaguardare questo carattere unitario ed originale della nostra associazione. E’ il nostro modo di concepire la politica, è il modo in cui vorremmo che fosse il PD: un partito di persone libere, che pensano con la propria testa, che si confrontano lealmente perché comunque condividono un progetto comune. E se alla fine del congresso le ragioni dell’ambientalismo avranno fatto un passo in avanti, chiunque sarà stato eletto segretario, potremo dire di aver vinto tutti.
Ora che le candidature alla segreteria del Pd sono ormai note, l’impegno degli ecologisti, di tutti gli ecologisti a prescindere dalle loro opzioni personali, deve essere finalizzato ad affermare il tema della “green economy” quale principale terreno di confronto congressuale per consentire al Partito Democratico di assumere definitivamente il profilo di un grande partito progressista, casa comune delle culture riformiste ed ecologiste unitamente alle scelte programmatiche conseguenti. Il protagonismo attivo degli ecologisti risulta dunque assai importante. La nostra voce sarà più forte se in tanti ci presenteremo all’appuntamento congressuale non da spettatori esterni, seppur interessati, ma da iscritti al Pd. Lo si potrà fare entro il 21 luglio rivolgendosi al circolo territoriale di competenza.
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